Serie B, 36a giornata: Brescia-Benevento 1-0, le pagelle

Benevento - latina (32)‘Pasquetta’ di scampagnata per il Benevento che a Brescia si gode un pomeriggio di sole ma si dimentica che avrebbe dovuto giocare una gara di campionato. Il primo a dimenticarsene è il tecnico Baroni che manda in campo una formazione cervellotica, incomprensibile, inguardabile. Alla fine della contesa il Benevento riesce a subire la seconda sconfitta consecutiva (1-0), la quarta nelle ultime sei gare, subendo ancora una volta un gol in apertura di partita (in realtà il gol se lo è fatto da sola la formazione sannita) e rivitalizzando un Brescia che non vinceva da otto partite e che era ed è restato al quart’ultimo posto della graduatoria. La gara è stata dai due volti, con un primo tempo dei giallorossi davvero obbrobrioso ed una seconda parte migliore, ma non più di tanto. In tutto ciò le responsabilità maggiori, non certamente uniche ma decisamente maggiori, le ha avute Baroni che non ha indovinato una scelta, nemmeno se l’avesse fatte bendate scegliendo in un cestino i nomi da mandare in campo, optando per un modulo suicida. L’undici iniziale non è stato poco condivisibile, è stato decisamente incomprensibile. Del proprio ci hanno messo anche i calciatori in campo, molti apparsi ormai alla frutta sia fisica che mentale. Ma, per quanto detto, a tutti gli atleti concediamo almeno mezzo voto in più rispetto al valore delle prestazioni individuali, poiché Baroni porta sul groppone le colpe di questa disfatta.
Cragno, s.v.: non deve impegnarsi nemmeno in una parata e gli dice bene visto che il suo rientro in campo è stato decisamente frettoloso e rischioso. Subisce il gol ad opera di Lucioni, su cui nulla può, e la traversa colpita da Caracciolo. In mezzo c’è anche una uscita completamente a vuoto su incornata dello stesso Caracciolo.

Venuti
Venuti

Venuti, 5,5: nel primo tempo viene schierato in una posizione anomala che lo trasforma in una sorta di attaccante esterno e da tale si rende pericoloso su due colpi di testa. Non pervenuto per il resto del match.
Camporese, 6: è ancora una volta il più lucido della retroguardia e quando deve ingaggiare la battaglia fisica con Caracciolo non si tira indietro.
Lucioni, 5: giornata da dimenticare come poche gliene sono capitate nel Sannio. Sbaglia praticamente tutto ciò che c’è da sbagliare, a partire dal colpo di testa con cui spinge la palla alle spalle di Cragno.
Pezzi, 5,5: nel marasma generale fa quel che può e quel che deve in una posizione in cui risulta schiacciato dai suoi stessi compagni di squadra, senza avversario da controllare e senza un vero compito da adempiere. E’ meno colpevole lui rispetto a chi lo ha fatto giocare lì.
Lopez, 5,5: anche lui nella prima frazione non sa cosa fare e quando farla. Stringe troppo in difesa su Pezzi, allarga e affonda male verso Melara. Nella seconda parte, quanto meno, spinge meglio e mette al centro qualche buon cross.
Del Pinto, 6: come al solito e come sempre è tra i più positivi. Ma come sempre e come al solito lascia il campo lui invece di tanti altri che avrebbero dovuto farlo al suo posto.
Viola, 5: gara davvero brutta con solo qualche lampo ad illuminare il buio. Un paio di lanci sono al bacio ma non è la giornata buona affinché vengano sfruttati a dovere. Ha la mastodontica colpa di non riuscire ‘a farsi rispettare’ dai compagni di squadra che gli pestano i piedi in continuazione e lui si esonera dall’assumersi la responsabilità di costruire la manovra. Stavolta non c’era Chibsah a stargli addosso e ci ha pensato Falco ad agire in una zona che non era di sua competenza ma di spettanza di Viola che, come sempre, ha lasciato fare senza proferire verbo e senza impedirlo con le sue giocate.
Falco, 5: trotterella cercando la giocata personale, senza mai trovarla. Quando gli capita il pallone tra i piedi lo trattiene per un tempo immemorabile, toccandolo decine di volte ed alla fine facendo quello che avrebbe potuto fare toccandolo di prima. Insomma, tanto tempo perso dietro piroette e mezze finte e, nel frattempo, la squadra ha perso ritmo di gioco e tempo della giocata.

Del Pinto
Del Pinto

Melara, 5: il suo primo tempo è disastroso e l’apice lo raggiunge tirando male un pallone su quella che sarebbe potuto essere una occasionissima per pareggiare. Ma il vero colpevole della sua prestazione è chi lo ha schierato in una posizione inspiegabile, richiedendogli compiti assurdi. Gli è stato chiesto tutto quanto non era nelle sue corde, tocchi di fino, un po’ mezzala, un po’ trequartista e tanto da seconda punta. Tutte cose che non appartengono al suo bagaglio tecnico. Nella seconda frazione è tornato a fare l’esterno ed è andato meglio ma è stato sostituito.
Ceravolo, 5: lo diciamo da un po’, è ormai scarico. Lo specchio della sua partita sta tutto nell’aggancio discreto ma mancato tiro su un bel lancio di Viola (forse l’unico della partita). Anche per lui, tuttavia, vale lo stesso discorso di altri: ha meno colpe di chi a gennaio ha ritenuto che potesse giocare 40 partite senza patire mai una flessione.
Subentrati
Cissè, 6,5
: il suo ingresso in campo ridà ordine alla squadra. Non tutto per merito suo ma semplicemente perché i giallorossi si sistemano in maniera almeno decente. In ogni caso lui fa davvero di tutto per rendersi pericolo e con un pizzico di fortuna in più avrebbe anche potuto realizzare quel gol che lui avrebbe meritato.
Buzzegoli, 5: ormai i suoi lanci sbagliati non fanno più notizia.
Puscas, s.v.: si rivede dopo mesi di assenza.
Benevento (198)Allenatore
Baroni, 4
: lo ribadiamo se non fossimo stati abbastanza chiari: le responsabilità di questa disastrosa disfatta sono tutte sulle sue spalle. Ha mandato in campo, contro la quart’ultima forza del torneo, una squadra con cinque difensori schierati sostanzialmente in linea contro un solo attaccante e schierando un esterno di centrocampo come seconda punta. Basta ciò, senza necessità di ogni ulteriore commento. Aveva costruito una squadra frizzante, sbarazzina che voleva andare su ogni campo a mostrare le sue qualità senza paura alcuna. Ha trasformato la sua creatura in una squadra piena di paure, incertezze, insicurezze. Tutte qualità negative che da ormai due mesi sta trasmettendo lui al gruppo. Se la squadra di un tempo era lo specchio del suo sorriso, quella odierna è il riflesso del suo sguardo cupo, attonito ed incapace di trovare una soluzione ai suoi dilemmi. Problemi che in verità lui ha determinato e contribuito a creare quando, a gennaio, non è stato capace, con la società, di fortificare una creatura ben riuscita ma che aveva bisogno di forze fresche. Oggi paga quel dazio e, soprattutto, deve mordersi i gomiti perché il suo concittadino Semplici non ha avuto affatto timore di inserire in rosa un ‘nome blasonato’ come quello di Floccari per andarsi a prendere la Serie A. Ha avuto paura a gennaio ed ha paura adesso e tutta la sua paura si vede negli occhi e nelle azioni smarrite della sua squadra. Ha mangiato panettone e colomba, ma al suo posto, viste le abitudini consolidate di questa società, non saremmo così sicuri di celebrare il ‘mese mariano’ nel Sannio.