Serie A, Benevento: Non buttiamo tutto, crediamoci ancora

6 gare disputate, 0 punti in classifica, 16 gol subiti e solo 1 fatto. Il Benevento e tutta la Benevento calcistica più che un sogno sembrano viver un incubo in questi primi mesi di Serie A. Dopo la sconfitta rimediata ieri a Crotone l’ambiente sembra aver risentito, e non poco, della situazione deficitaria in classifica anche se, come sempre, prima di emettere facili verdetti è opportuno analizzare il contesto e le circostanze che hanno condotto i giallorossi in questa situazione. Necessariamente bisogna partire dalla sessione di calciomercato, iniziata con l’acquisto di alcune pedine valide, soprattutto per la Serie B, come Belec, Letizia, Di Chiara e poi arenatasi quando si trattava di provare a portare a casa elementi che invece la Serie A l’avevano già masticata. Il tutto sino ai colpi effettuati nell’ultima giornata di mercato quali Laazar, Memushaj, Iemmello su tutti. Insomma mister Baroni si è ritrovato, a campionato già iniziato ad avere a disposizione almeno 4 elementi, potenzialmente titolari, da inserire a pieno regime, ai quali andava inculcata la filosofia di gioco e l’identità, che nel frattempo lo stesso Baroni aveva dato, al nascente Benevento. E così le prime gare, seppur concluse con 3 sconfitte, lasciavano intravedere un futuro roseo per gli stregoni, capaci di esprimere un calcio degno della serie in cui militano senza sfigurare contro rose comunque più competitive per la serie A come quelle di Sampdoria e Torino. Gli infortuni patiti da D’Alessandro e Ciciretti su tutti hanno, però, ribaltato improvvisamente il tavolo e così la debacle del San Paolo ha inferto un colpo durissimo all’animo del Benevento. La Roma ne ha poi minato le ulteriori poche certezze rimaste e la disfatta di Crotone è sembrata quasi fisiologica, figlia di una paura e di un blocco psicologico che va eliminato quanto prima.

Ciciretti

Riassunto brevemente il cammino giallorosso, è bene quindi analizzare la posizione del tecnico toscano, finito inesorabilmente nelle ultime ore sul banco degli imputati. Baroni, sino alla gara con il Torino, ed è bene ricordarlo ad ogni tifoso, era l’arma in più del Benevento. Tecnico giovane, preciso e con un’idea di gioco chiara. Oggi, a distanza di meno di un mese, Baroni, agli occhi dei più, sembra esser diventato un qualsiasi giocatore di carte più che uno stratega del terreno verde. Dando per scontato che, anch’egli, come tutti, ha delle colpe in questo inizio di stagione da incubo, ci sentiamo in dovere di dargli anche atto che gli sono venuti meno elementi chiave del gioco che aveva in testa. Ciciretti doveva esser il jolly, capace di sparigliare le difese, imbeccato magari con lanci a tagliar il campo dal giovane Letizia. Al pari D’Alessandro avrebbe fatto pressione sulla fascia opposta. Il Benevento infatti, per come costruito, non sarebbe in alcun modo in grado di gestire palla al piede il match per 90 minuti, al contrario è stato concepito per difendersi e magari ribaltarsi in avanti con i due elementi suddetti. Sarebbe qui lecito, invece, aprire una parentesi sulla fase difensiva, questa sì, da sistemare al più presto.

Ora però è tempo di restare uniti, consapevoli che la salvezza non è persa o compromessa. Il Benevento dovrà ritrovare quell’allegria di giocar a calcio, quella spensieratezza che nella scorsa stagione l’ha portato a buttar il cuore oltre l’ostacolo senza paura, quella voglia di dimostrare a tutti che i miracoli esistono. E di fatto, anche noi, crediamo ancora nei miracoli, crediamo in Baroni e in ognuno dei giallorossi. Se il ritiro servirà a tutto ciò da domenica potremmo parlare con ben altro spirito.